Non appena una società prospera, la moda e lo stile si democratizzano. Quando, in questi giorni, si entra in un Café de Coral (una catena di ristoranti di medio-livello a Hong Kong) non si può non notare le luci soffuse, gli oggetti d’arte esposti in maniera artistica e un layout dello spazio più orientato verso l’uomo.
E’ sparita la funzionale luce al neon con le sedie saldate ai tavoli ora sistemati in file ordinate.
Nello stesso modo, in un hotel a 5 stelle, con 60 USD a testa per la cena a buffet, potrete vedere il ristorante pieno di persone normali. Ciò significa che i ristoranti di massimo livello non sono più un’esclusiva dei ricchi e famosi.
Quelle che sembravano brand esclusive di macchine ora si individuano molto più frequentemente: Ferrari, Porsche e Bentley. La Mercedes ha avuto un calo nel mercato con la sua Classe A e le serie di vetture orientate più verso l’uso familiare. Nello stesso tempo gli autobus di Hong Kong sono più puliti, più puntuali, con aria condizionata e dotati di programmi informativi elettronici (questi ultimi non sempre considerati un aspetto di sviluppo progressivo).
Oltre alle brand, il movimento è approvvigionato da gestioni familiari che danno il via a proprietà societarie. Louis Vuitton si è unito a Moet Chandon e Hennessy nel 1987 per creare LVMH. Persone di talento sono reclutate in tutto il mondo, come Marc Jacobs dagli Stati Uniti assunto come capo stilista. Le linee produttive sono state diversificate per pelletteria e calzature, abbigliamento e gioielleria. Hanno avuto successo perché quando si vede una signora con una borsa Luis Vuitton, non oserete certamente dire che è un falso. Louis Vuitton non è più quello che realizza articoli da viaggio esclusivi rifornendo un mondo dove solo ricchi e famosi viaggiano per piacere.
Giordano, uno dei più famosi negozi di abiti a Hong Kong non offre più solo abbigliamento basic. Sono ora orientati verso tecnologia e moda. Sono state create diverse divisioni, Giordano Concept, Giordano Ladies, Giordano Basics, per catturare diversi segmenti di mercato. Siccome la gente cresce sempre più sofisticata, lo stile di vita assume forme diverse, così pure le esigenze del consumatore. Dagli abiti con cravatta nera, il completo da uomo, il completo del venerdì, l’eleganza casual, all’abbigliamento per sport specifici e differenti che vanno dai calzoncini alle infradito.
La gente moderna non ha paura di essere vista in abiti del genere purché l’occasione sia quella giusta.
Nella generazione dei nostri padri, alcuni gentiluomini preferivano morire piuttosto che mostrarsi in pubblico con calzoncini e infradito.
Cosa può fare per noi la democratizzazione della brand? Non dovrebbe rimanere entro i confini nazionali.
Gucci, dopo la lunga e nota faida familiare contro i membri della famiglia, è stata acquistata da un’azienda francese, la Pinault Printemps Redoute (PPR) che ha comprato una partecipazione controllata nel 1999. La brand ha goduto di un grande ritorno sotto la leadership creativa dell’americano Tom Ford.
Fendi che originariamente era un pellicciaio a Roma, ora è di proprietà del conglomerato del lusso LVMH. Shanghai Tang, la brand fondata a Hong Kong dal locale sangue blu David Tang è stata venduta al gruppo svizzero, Richemont SA. Si sono ampliati con successo e ora operano in molti negozi nel mondo intero.
Marc Jacobs ha introdotto elementi giovani e divertenti nella Louis Vuitton. Derek Lam, un americano con natali cinesi, ha lavorato per un altro dettagliante di abbigliamento a Hong Kong, G2000, prima di spostare l’attenzione sul pronto moda di un’ottima marca italiana di calzature: la Tod’s.
La democratizzazione del mercato, il graduale disimpegno tra storia e marchio, il management nazionale e la creatività, portano ad un nuovo paesaggio culturale.