Cool Hunting Luglio 2008
RIPETIZIONE, RIPETIZIONE
Siamo soliti dire che ogni cosa prima o poi si ripete. E’ una di quelle mezze verità che vengono fuori facilmente quando ciò che accade è solo opera di qualcuno che, con professionalità o fortuna, ha posizionato un vecchio articolo in un nuovo contesto divenendo, oggi, incredibilmente pertinente.
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Per esempio: in molti non si aspettavano che Doc Martens tornasse così velocemente alla ribalta. Non sono più prodotte a Northampton ma in Asia. La sede, con i reparti design, marketing, sourcing e logistica, si trova sempre in Inghilterra dunque non sorprende di vedere la sfilata con la collezione degli studenti di questo anno dell’Università di Northampton che mostra queste scarpe divenute un’icona.
La sfilata è stata eccellente quest’anno con bellissimi abiti, borse e scarpe. Tutto, ad eccezione delle Doc M’s, realizzato dagli stessi studenti. Mixato alla fantasia, c’era un elevato livello di commercializzazione tanto che molti nel pubblico esprimevano la volontà di indossare un capo, una borsa o una scarpa come quelle che sfilavano.
Questo “shock and awe” (in italiano:colpisci e terrorizza) dell’indossabilità è passato, nel 2008, attraverso tutte le fiere in Europa ed è cresciuta ancora di più l’inadeguatezza di utilizzare indossatrici molto magre. Non è tanto una questione di salute o della scelta sbagliata di un modello per i giovani ma più per la questione di riconoscere dove si situa l’utente finale della moda e del lusso.
Ora che il settore deve guardare alla Cina, all’India, alla Russia è ancora corretto utilizzare modelle occidentali così magre? La sfilata all’Università di Northampton non riflette ancora questi cambiamenti ma occorre anticiparli per Parigi, Milano e Firenze.
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Ora che il settore deve guardare alla Cina, all’India, alla Russia è ancora corretto utilizzare modelle occidentali così magre? La sfilata all’Università di Northampton non riflette ancora questi cambiamenti ma occorre anticiparli per Parigi, Milano e Firenze.
LA NUOVA ZELANDA RILEVA LA ROYALTY SPAGNOLA Una delle aree nel mondo dove il mercato del lusso non crescerà così velocemente è la Nuova Zelanda che sembra pronta a guidare il mondo nella recessione. Un aspetto dell’economia della regione che sta facendo bene è la fibra merino, sviluppata, promossa e monopolizzata per secoli dalla royalty spagnola.
Una piccola azienda neozelandese produttrice di articoli sportivi e per l’outdoor, Icebreaker, sta sviluppando una nuova fibra merino per una vasta gamma di abiti.
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Una delle aree nel mondo dove il mercato del lusso non crescerà così velocemente è la Nuova Zelanda che sembra pronta a guidare il mondo nella recessione. Un aspetto dell’economia della regione che sta facendo bene è la fibra merino, sviluppata, promossa e monopolizzata per secoli dalla royalty spagnola.
Una piccola azienda neozelandese produttrice di articoli sportivi e per l’outdoor, Icebreaker, sta sviluppando una nuova fibra merino per una vasta gamma di abiti.
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I luoghi di produzione vengono denominati “fibre factories” e nessuna è meglio della Lake Hawea Merino Hill Station di proprietà della famiglia Rowley dal 1912. Dopo quasi 100 anni di produzione della merino per completi da uomo e maglioni, improvvisamente si sono ritrovati all’avanguardia per il business delle fibre eleganti. Anti-prurito, con l’abilità di dare conforto attraverso l’altrettanta abilità di trattenere l’umidità e in differenti pesi, la lana merino è a tutti gli effetti una fibra intelligente. E per capirlo, tutti voi potete stare a Lake Hawea Station in una delle originali e finemente rinnovate baracche del 1912.
Sembra che il nemico giurato della merino sia il polyester, la maggiore fibra sintetica esistente. Aziende interessate come la Patagonia utilizzano ancora entrambi nelle loro produzioni. Abbiamo preso nota tutti dell’informazione di David Shah, durante il seminario tenuto all’APLF lo scorso marzo che “il futuro è il polyester: ci saranno nuovi prodotti tecnici che andranno oltre la nostra comprensione.” Il nuovo polyester sta cominciando a farsi vedere ora. Non fruscia, leggero, sottile come i capelli della vostra testa, è già definito come il “polyester di lusso”. Offre agli stilisti alcune eccellenti nuove opzioni ed è in prima fila per una rivalutazione di tutte le fibre sintetiche.
REINVENTARE LA PELLE?
Naturalmente il polyester usa il petrolio e oggi, nonostante gli elevati prezzi di questa materia prima, è ancora quella che rende più conveniente produrre polyester vergine piuttosto che riciclarlo. Ma non ci sono abbastanza fibre naturali per rispondere alle richieste mondiali.
Così, guardando al futuro, dobbiamo aspettarci che polyester e merino debbano coesistere e non dovrete sorprendervi di trovarli a volte nello stesso abito.
Reinventare per adattarsi al 21° secolo è un argomento appropriato in moltissime situazioni.
C’è da chiedersi se forse la pelle non sia stata ferma per troppo tempo…
Michael Redwood Luglio 2008
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